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Camerota

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Camerota: Le vie della terracotta e degli antichi mestieri

 

Posta su di uno sperone roccioso a 322 m. slm, Camerota domina dall’alto la valle sottostante, ricoperta di ulivi, fino a raggiungere il mare. All’ombra del monte Bulgheria, Camerota si articola in un centro storico costituito da strette vie, in origine protetta da una cinta muraria medievale alla quale si accedeva da tre porte, delle quali solo porta di Suso è oggi conservata. La parte più alta del borgo è dominata dal castello medievale, che si apre su piazza Vittorio Emanuele III. Tra meravigliose arcate ed antiche abitazioni, ancora servite da pozzi d’acqua sorgiva, cisterne, forni, si riesce a godere una splendida vista delle vallate circostanti, a perdita d’occhio fino al mare di Marina di Camerota.                                                            Passeggiando per le strade del borgo di Camerota ci si imbatte in botteghe in cui si tramanda da generazioni un sapere antico: la lavorazione dell’argilla. Anche se la tecnologia ha velocizzato i processi produttivi, i cunzàri (vasai) di Camerota custodiscono gelosamente i metodi di lavoro originari, che affondano le radici nell’antica Grecia, trasmessi da padre in figlio. Situate per lo più in contrada San Vito, le botteghe dei cunzàri offrono a turisti e curiosi la possibilità di scoprire le tecniche di lavorazione e di acquistare oggetti unici. I cunzàri utilizzano ancora oggi il tornio a pedale, costituito da due ruote in legno unite da un asse verticale, realizzando le forme vascolari del passato: i mummuli (vasi a due anse usati per trasportare nei campi acqua e vino) e le quartucce (grandi contenitori trasportati di solito sulla testa), non disdegnando inoltre la realizzazione dei coppi, che fino al XX secolo costituiva l’attività trainante dell’economia di Camerota. Ma c’è anche chi continua a lavorare l’argilla con la tecnica a lucignolo o colombina, secondo dei metodi usati dall’uomo nel Neolitico. Un itinerario alla scoperta della sapiente maestria degli artigiani di Camerota, può essere organizzato sia visitando i pochi e ricercati laboratori che resistono alla modernità del tempo, sia scoprendo, nei punti vendita disseminati nel paese, gli oggetti tipici di una produzione ceramica di antica tradizione. Chiamata anche a lucignolo, tale tecnica affonda le sue radici in età preistorica, quando l’argilla veniva lavorata formando dei salamini dello stesso diametro che, disposti gli uni sopra gli altri, erano uniti e lisciati per ottenere una superficie compatta. Con questa lavorazione, precedente all’uso del tornio, si modellano soprattutto vasi e ciotole.

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