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Licusati

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Licusati, i suoi frantoi e la storia dell’olio cilentano

Lo scenario che si apre agli occhi del visitatore curioso di conoscere il territorio di Camerota, è dominato da ampie distese di ulivi giganteschi, dai fusti secolari. Gli ulivi tracciano, con il loro carico simbolico, la storia del basso Cilento: importati dal mondo greco furono, secondo la mitologia, donati dalla dea Athena all’uomo, utili per la quantità di scopi che potevano soddisfare e simbolo della vita che non muore, perché non perde mai le foglie e rinasce anche dopo incendi o stroncature. L’ulivo è anche sinonimo di longevità, come il famoso nutrizionista Ancel Keys testimoniò grazie alle ricerche sulla dieta mediterranea. Il territorio cilentano presenta diverse varietà di ulivi, ma a Licusati la più diffusa è anche la più antica, la Pisciottana. La raccolta delle olive, da cui oggi si ottiene un olio molto pregiato sia per le caratteristiche organolettiche che per l’elevato contenuto di antiossidanti, tutelato dal marchio DOP, avviene da ottobre a dicembre.                                                                        Maestoso è il percorso che, seguendo la SP 66, conduce al borgo di Licusati, in un susseguirsi di imponenti rocce, corsi d’acqua, antiche fortificazioni ed ulivi secolari. Il borgo è situato ai piedi del colle Calvario, in una vallata circondata da ulivi, e vanta origini medievali: il primo abitato si raccolse dapprima intorno all’Abbazia di San Pietro, risalente all’896 ed oggi cimitero comunale, poi presso il Castelluccio o Castello di Montelmo, centro fortificato oggi abbandonato, per spostarsi poi nella valle sottostante.                                                       Tradizione vuole che il toponimo Licusati derivi dal latino “Li accasati”, riferito alle persone sposate residenti in posizione diversa rispetto ai monaci celibi, dell’Abbazia di San Pietro.          Percorrendo le strade del borgo che conducono alla chiesa di San Marco ed ai bei palazzi nobiliari, si può intraprendere un affascinante itinerario di archeologia agro-industriale: gli antichi frantoi di Licusati. Nel corso dei secoli i proprietari delle ampie distese di uliveti hanno perfezionato le tecniche di estrazione dell’olio. Il ricco itinerario nel borgo consente di visitare il seicentesco frantoio a “capoforca”, l’ottocentesco frantoio ad acqua, per poi giungere, ai ruderi di quello idraulico di fine ‘800 e ai moderni modelli dalla “tecnica a freddo”.                      Il frantoio a “capoforca” prevedeva l’utilizzo di un enorme tronco di quercia, mosso per mezzo di una vite perpetua, costruita in legno di sorbo, che creava con il suo peso la pressione necessaria per la spremitura delle pasta di olive, precedentemente schiacciate dal macino in pietra azionato con la forza di un asinello.                                                                                           Il frantoio ad acqua si trova lungo il corso della sorgente “Sant’Elia”, le cui acque venivano convogliate e canalizzate in percorsi di coppi in terracotta camerotana, per farle cadere sulla grande ruota di ferro con pale in legno, che metteva in movimento la macina del frantoio. L’acqua utilizzata per mettere in movimento la ruota non veniva buttata via ma rincanalata e portata verso un altro edificio, posto più in basso nel vallone, che ospitava un mulino, anch’esso, naturalmente, azionato ad acqua.                                                                                     Il frantoio idraulico rappresenta, invece, l’ultimo passo di una evoluzione tecnologica che ha portato alla realizzazione dei moderni frantoi, che ancora usano lo stesso principio fisico per l’estrazione a pressione, affiancato da quello delle moderne centrifughe, che separano a freddo in modo molto veloce ed efficace l’olio vergine dall’acqua di vegetazione delle olive

 

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